giovedì 18 agosto 2016

Sogno d'amore e morte

Due uccelli vivevano ognuno in un luogo diverso, in due isole lontanissime l'una dall'altra, separate da un immenso mare salato.
La femmina aveva piume nere, lucenti come lame affilate; il maschio aveva una coda dai mille colori sgargianti e un petto rosso rubino, il suo canto era tanto melodioso che i passanti si fermavano incantati ad ascoltarlo.
Fu una tempesta a farli incontrare. 
La femmina volava sul fondo del proprio cielo azzurro e limpido che all'improvviso si oscurò, arrivò forte un vento gelido, soffio di quel cattivo inverno che si risvegliava avido  di morte per la natura che ancora viveva inconsapevole della sfortuna di maturare bruna e gialla. Il turbine invernale avvolse la giovane femmina e la trasportò lontano lasciandola cadere infine su una spiaggia di fine sabbia rosata.
Era ancora stramazzata a terra, stordita, quando le si avvicinò il bellissimo giovane uccello dalle piume colorate che, titubante, provò a beccarle le zampette per vedere se era ancora viva. Dopo un paio di beccate l'uccellina aprì gli occhi dalle lunghe ciglia e cercò gli occhi di lui e presto ci fu una danza di sguardi che coinvolse i cuori dei due uccelli che si incontravano per la prima volta, ma che da sempre sapevano di conoscersi. 
Il maschio iniziò il suo canto che era canto d'amore e felicità perché aveva incontrato il suo sogno. La femmina si ridestava e percepiva una travolgente passione nel profondo dell'anima. Certamente si sarebbero amati per sempre e nessun accidente avrebbe mai potuto separarli.
Ma l'accidente arrivò presto.
Mentre la femmina covava nel nido le piccole uova, il maschio era intento alla ricerca del cibo per nutrire la sua compagna che non poteva lasciare il suo posto di madre amorevole. L'uccello entrò nella foresta buia attratto dal canto di una femmina che lo chiamava e all'improvviso si sentì calare addosso una rete tesa dalla mano dell'uomo, tentava di volare ma le sue ali erano trattenute a terra dalla pesante rete. 
Così si ritrovò chiuso in una gabbia e cantava per il suo amore che era lontano:"Tornerò, tornerò da te mia stella". Poi l'uomo si stancò del suo canto, preferiva la bellezza delle sue piume e, ad una ad una, staccava le penne della coda del povero uccello che moriva a poco a poco di dolore e di sconforto. Quando non ebbe più piume il povero uccello sentì che il suo cuore si fermava mentre la sofferenza finiva. L'uomo aprì la gabbia e gettò tra i rifiuti quel piccolo corpo martoriato.
Intanto nel nido la femmina aveva covato le uova che si erano schiuse ed i piccoli erano volati via dopo che lei stessa li aveva nutriti con pazienza e forza di volontà che le avevano fatto superare tutte le difficoltà per essere stata lasciata da sola nel nido. All'inizio la disperazione le aveva fatto odiare quell'amore che l'aveva abbandonata poi aveva ripreso i suoi voli e proprio mentre cercava cibo fu anch'essa presa dall'uomo e rinchiusa in gabbia dove si ammalò dopo pochi giorni perché tormentata dall'uomo che le chiedeva in continuazione di cantare e lei non sapeva farlo molto bene. 
Fu gettata come il suo amato negli stessi rifiuti ed ora finalmente le due piccole anime sarebbero vissute insieme per sempre anche se nessuno dei due uccelli ne era a conoscenza.
Autore: Ivana Tata @tutti i diritti riservati lg.633/1941


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